Il portico Polatta (ora Canavesi), un segno dell’emigrazione
Il portico che introduce alla corte, su cui prospettano le case un tempo appartenute alla famiglia Polatta, è una mole cubica di notevole effetto scenografico con un arco tagliato di sbieco, bugne nelle zone angolari e un ampio fregio di putti, scudi araldici e targhe con iscrizioni che corrono sotto la grondaia.
L’elegante e imponente costruzione ricorda nella sua costruzione massiccia e nel suo apparato decorativo le porte cittadine e la loro valenza reale e ideale di difesa, separazione e nel contempo di comunicazione.
La raffinata ricerca estetica dell’ingresso riflette una chiara esperienza urbana e un evidente intento di autorappresentazione del committente: Francesco Polatta, architetto e ingegnere militare, che eresse questo portale lasciando lo stemma del proprio casato sopra l’arco del portale.
Accanto all’emblema araldico è posto un cartiglio con la data 1668 e l’epigramma: «Il passato mi castiga / Il presente non mi piace / l’avvenire mi spaventa». Sul lato settentrionale si legge invece: «Con verità lingua che benedice / con menzogna lingua che maledice».
Nel loro messaggio sconsolato queste iscrizioni traducono l’orrore e lo smarrimento di un uomo d’arme vissuto in un mondo insidioso, al centro di conflitti politici e religiosi, nonché di epidemie di peste e carestie che scossero l’Europa del Seicento.